News dal mondo del design

Hiro, mano tesa ai giovani designer

Da quasi 20 anni lavoro prevalentemente nel settore del design e dell’arredamento occupandomi di comunicazione: dall’ufficio stampa alla gestione dei social network fino alle digital pr. Ho seguito molte aziende, alcune delle quali organizzavano dei contest per giovani designer. I vincitori avevano la possibilità non solo di vincere un premio in denaro ma anche di vedere il loro progetto realizzato e inserito nel catalogo dei prodotti dell’azienda. Credetemi, per questi ragazzi riuscire a produrre il loro progetto era davvero realizzare il proprio sogno nel cassetto. I progetti arrivavano a valanga a noi che ci occupavamo dell’organizzazione del contest ma solo tre di loro riuscivano a vincere…per gli altri solo l’ennesima delusione che spesso sfociava in tanta rabbia sui social (che poi cercavo di gestire io).

Come accade in tante professioni l’inizio per un designer non è affatto facile, anche per chi ha oggettivamente delle idee interessanti e originali da sviluppare. Non è facile trovare un’azienda che si rivela propensa a produrre un oggetto creato da un nome sconosciuto: i brand più affermati in particolare si rivolgono alle grandi firme del design mentre le realtà più piccole spesso si affidano allo staff interno anche per ideare nuovi prodotti abbattendo in questo modo i costi delle royalties. Anche se si trova un’azienda che si rivela disponibile a produrre non è tutto rose e fiori: bisogna fare i conti con le vendite e, se sono scarse, spesso la colpa è del progetto del designer e mai dell’azienda che non ha saputo promuovere il prodotto o non ha un’adeguata rete vendita.

Spesso così capita che i designer ripieghino su altri lavori: grafici, web designer, alla peggio commessi in negozi di arredamento o altro che non ha proprio niente a vedere con il design.  Ecco perché quando ho conosciuto su Instagram Hiro, la prima industria “on-demand” per i designer, ho pensato subito che fosse un progetto importante soprattutto per quelli più giovani che intendono autoprodursi anche se ovviamente è rivolto a tutte le fasce d’età. Grazie a Hiro il designer può sfruttare non solo i macchinari industriali ma anche l’esperienza dell’artigiano, per realizzare i propri progetti e metterli in vendita sul web.

COME FUNZIONA ESATTAMENTE HIRO

Il primo passo per il designer è caricare il progetto sul portale hiro.design  in modo che i tecnici di Hiro lo possano analizzare. In pochi giorni, avrà un’idea di quanto costa produrre un prototipo e una microserie del proprio oggetto di design. Ma non finisce qui. Il marketplace ha l’ambizione di raccogliere tutti i progetti di design indipendente, promuoverli al grande pubblico e venderli. Nessuna selezione artistica, quindi, nessuna decisione di mercato, niente grandi produzioni e revisione del meccanismo delle royalties. Gli obiettivi dichiarati sono fornire libertà creativa, piccole produzioni e guadagni calcolati sul prezzo stabilito dal designer stesso.

COM’È NATA L’IDEA DI CREARE HIRO

La piattaforma di Hiro è on-line da 2 ottobre 2018 ma l’idea prende forma nel 2016, quando in Veneto un produttore incontra un designer. «Tutti i designer che incontravo mi raccontavano le loro esperienze, a dir poco traumatiche, con il mondo della produzione – a parlare è Manuele Perlati, fondatore e amministratore di Hiro – Loro avevano le idee, io avevo un’azienda in grado di produrle. È stato lì che ho concepito Hiro.» Manuele Perlati, prima di essere l’ideatore di Hiro, è comproprietario, di un’azienda che costruisce arredi per grandi brand (Penta Systems srl). «Ho parlato della mia idea a un designer giovane e con diversi premi nel portfolio, Paolo Cappello. Ne è nata da subito un’intesa profonda. Paolo mi ha aiutato a capire il mondo del design e le esigenze dei designer.» Sono molti i designer che si affidano a piccoli artigiani per produrre i prototipi dei loro progetti. I problemi nascono quando si inizia a vendere qualche decina di pezzi. Piccoli numeri, certo, ma interessanti per il designer che vuole diffondere il proprio stile. Trovare l’assistenza adatta per queste micro-produzioni non è facile. «Il designer ha bisogni specifici – continua Manuele Perlati – ad esempio un ufficio tecnico che lo assista nella progettazione.» Non secondario, l’aspetto delle vendite: «C’è da considerare lo stoccaggio dei pezzi, l’imballaggio dei prodotti. Gestire un commercio on-line, promuoverlo, avere a che fare con i corrieri, non è facile. Vendere il design autoprodotto porta via molto tempo che il designer vorrebbe dedicare alla creatività.»

I PRIMI DESIGNER SU HIRO

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Visitando www.hiro.design nello shop è possibile trovare diversi prodotti già in vendita. Si va dalle forme ondulate a richiamare i paesaggi collinari, nei vassoi in acciaio “Hills” del giapponese Mikiya Kobayashi all’estrema versatilità del suo “Mirage”: sgabello, tavolino e contenitore domestico. O il “Torus”, cestello per vino del greco Yiannis Ghikas, concepito per una presa a 360 gradi grazie all’elegante maniglia che percorre tutta la circonferenza. O il portacandele “Loop” del taiwanese Kenyon Yeh, con la presa garantita da un’intrigante asola in ferro senza tempo (e che mi piace moltissimo!). E gli appendiabiti da parete, disegnati da Paolo Cappello, esaltazione delle forme circolari, così come il portapenne “Pico” ricavato da due sezioni tubolari. E ancora, lo specchio “Orbitale”, con una cornice tonda dallo stile industriale ma i colori pop o il tavolino “Yin&Yang”, sempre di Ghikas. Le forme liquide delle mensole “Wave” e l’essenzialità dello specchio da appoggio “Popi”, costituito di unico pezzo in acciaio inox lucido, entrambi di Yeh. Qui sotto trovate alcuni prodotti già in vendita:

Come potrete vedere, si tratta prevalentemente di oggetti in metallo proprio perché i fondatori sono produttori di oggetti in questo specifico materiale. Ma hanno già iniziato a inserire in alcune realizzazioni inserti in legno, vetro o specchi. L’obiettivo è anche allargare la produzione aggiungendo nuovi materiali e lavorazioni. Insomma, l‘appello per i giovani designer è: fatevi avanti! Perchè se il progetto è valido, la soluzione si trova. E io non posso che fare un grosso in bocca al lupo a questo progetto…

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